Politica

Vigevano al bivio: il crollo della Lega cambia gli equilibri politici

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Dopo ventisei anni la Lega esce dalla stanza dei bottoni del Comune di Vigevano, segnando uno dei risultati più clamorosi di questa tornata elettorale. Il primo turno delle amministrative ha registrato un’affluenza del 52 per cento, in calo rispetto al 57 per cento del 2020, ma sufficiente a consegnare un messaggio politico chiaro: il dominio del Carroccio nella città ducale non è più intoccabile.
Il dato più pesante riguarda proprio il partito che per oltre due decenni ha guidato o influenzato il governo cittadino. La Lega si è fermata al 9,3 per cento, lontanissima dal 27 per cento ottenuto sei anni fa, quando era stata il primo partito cittadino. Un crollo che apre inevitabilmente una resa dei conti interna, tanto che il commissario provinciale Gian Marco Centinaio ha già parlato della necessità di “rianimare” le sezioni in difficoltà e di tornare a dialogare con gli elettori storici del movimento.

Al ballottaggio del 7 e 8 giugno andranno Paolo Previde Massara, sostenuto da Forza Italia e dalla lista civica Lab27029, e Rossella Buratti, candidata del centrosinistra unito. Resta invece escluso Riccardo Ghia, assessore uscente e candidato della coalizione composta da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati. Una bocciatura politica che pesa soprattutto per il centrodestra tradizionale.
A sorprendere è stato anche il risultato di Furio Suvilla, esponente vicino all’area vannacciana, che con la lista Vigevano Futura ha ottenuto il 12 per cento delle preferenze, superando addirittura la Lega e raggiungendo Fratelli d’Italia. Un exploit che dimostra come una parte dell’elettorato conservatore abbia scelto strade alternative rispetto ai partiti tradizionali della coalizione.
Nel centrodestra, infatti, gli equilibri sono completamente cambiati. Forza Italia è diventata il primo partito dell’area con il 13,1 per cento, davanti a Fratelli d’Italia fermo al 12 per cento. Noi Moderati non è andato oltre il 3 per cento, contribuendo al fallimento della candidatura di Ghia. Per i meloniani si tratta di un risultato deludente, soprattutto se confrontato con il 31,7 per cento ottenuto alle politiche del 2022.
Diversa l’atmosfera nel campo progressista. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e le altre liste civiche del centrosinistra si sono presentate unite, raccogliendo complessivamente il 33 per cento dei voti. Un “tesoretto” che permette a Rossella Buratti di affrontare il ballottaggio con concrete speranze. Il Partito Democratico, in particolare, sorride grazie al 15 per cento ottenuto, confermandosi il primo partito cittadino.
Non mancano però gli interrogativi sul secondo turno. Molto dipenderà da dove confluiranno i voti degli elettori di Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Se il centrodestra dovesse ricompattarsi attorno a Previde Massara, per Buratti la strada verso la fascia tricolore diventerebbe estremamente complicata. Per ora, tuttavia, Ghia non ha dato indicazioni ufficiali ai propri sostenitori.
Tra le possibili cause del crollo leghista, alcuni esponenti della precedente amministrazione indicano anche la scelta di candidare due esponenti di religione musulmana, Ibrahim Hussein e Hassan Haggag. Una decisione che mirava ad aprire il partito ai circa diecimila residenti stranieri della città, ma che potrebbe aver scontentato parte dell’elettorato storico del Carroccio. Una parte dei sostenitori avrebbe scelto l’astensione, mentre altri si sarebbero spostati verso Suvilla e l’area più identitaria del centrodestra.
Il voto di Vigevano rappresenta quindi molto più di una semplice elezione comunale. È il simbolo di una trasformazione politica che coinvolge l’intero centrodestra pavese e mette in discussione equilibri consolidati da oltre vent’anni. La Lega, che dal 2000 in poi era sempre stata protagonista della vita amministrativa cittadina, si trova ora costretta a ripensare la propria identità e il proprio rapporto con il territorio.