
La risicoltura italiana attraversa una delle fasi più delicate degli ultimi anni e Coldiretti lancia un appello al Governo affinché vengano adottate misure immediate per sostenere un comparto che rappresenta un pilastro dell’agricoltura nazionale. L’organizzazione agricola ha chiesto al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste la convocazione urgente del Tavolo Nazionale della Filiera Risicola, con l’obiettivo di affrontare una situazione che preoccupa sempre di più produttori e imprese.
Alla base della richiesta vi sono il forte calo delle quotazioni del risone, l’aumento costante dei costi di produzione e la crescente concorrenza delle importazioni estere, in particolare provenienti dai Paesi asiatici. Una combinazione di fattori che sta mettendo a dura prova la sostenibilità economica delle aziende agricole e rischia di compromettere il futuro di una coltura simbolo del Made in Italy.
Secondo Coldiretti, il settore necessita di un confronto immediato tra istituzioni e operatori della filiera per individuare strumenti efficaci in grado di garantire stabilità e prospettive di crescita. Tra le proposte avanzate figura l’attivazione di un bando destinato all’acquisto e alla distribuzione di riso italiano alle famiglie in difficoltà, una misura che consentirebbe di sostenere contemporaneamente il comparto produttivo e le fasce sociali più fragili.
L’organizzazione agricola propone inoltre la creazione di un fondo specifico per i contratti di filiera nell’ambito del piano “Coltiva Italia”. L’obiettivo è incentivare gli investimenti, migliorare la programmazione produttiva e rafforzare la competitività delle aziende risicole italiane in un mercato sempre più complesso e globalizzato.
A rendere ancora più difficile la situazione contribuisce il costante aumento delle importazioni. Nel corso del 2025 sono arrivati in Italia oltre 300 milioni di chili di riso straniero, con una crescita del 10 per cento rispetto all’anno precedente. Di questi quantitativi, circa l’80 per cento proviene dall’Asia, alimentando le preoccupazioni degli agricoltori italiani che si trovano a competere con produzioni spesso soggette a regole e costi differenti.
Il tema assume un’importanza particolare per il territorio pavese. L’Italia produce ogni anno circa 1,4 miliardi di chili di risone e oltre un terzo di questa produzione arriva proprio dalla provincia di Pavia e dalla Lomellina. Con più di 80 mila ettari coltivati a risaia e circa mille aziende specializzate, il Pavese rappresenta la più importante area risicola d’Europa.
Dei 1,4 miliardi di chili prodotti annualmente a livello nazionale, oltre 480 milioni provengono infatti dalla provincia di Pavia. Numeri che spiegano come le difficoltà del comparto non riguardino soltanto un’economia locale, ma abbiano ripercussioni sull’intera filiera risicola europea.
A lanciare l’allarme è anche la presidente di Coldiretti Pavia, Silvia Garavaglia, che definisce la situazione particolarmente grave. Secondo Garavaglia, il rischio non è soltanto economico: un eventuale abbandono della coltivazione del riso comporterebbe infatti la perdita di un patrimonio unico di biodiversità e di varietà storiche selezionate nel corso dei decenni.
Il riso italiano rappresenta infatti un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, con oltre 200 varietà iscritte al Registro nazionale, tra cui Carnaroli, Arborio, Roma e Vialone Nano, autentici simboli della tradizione agroalimentare del Paese.
Per Coldiretti la convocazione del Tavolo Nazionale della Filiera Risicola è dunque un passaggio indispensabile per affrontare l’emergenza e costruire una strategia capace di garantire un futuro a un settore che non rappresenta soltanto un’importante risorsa economica, ma anche un elemento fondamentale dell’identità agricola e territoriale italiana.