C’è un teatro che nasce sul palcoscenico ma non si ferma lì. Un teatro che esce dalle sale, attraversa corsie d’ospedale, comunità, spazi di fragilità e disagio sociale, e diventa strumento di relazione, cura, resistenza umana. Francesco Mastrandrea lavora esattamente in questo territorio di confine: tra arte e vita, tra scena e realtà.
Ricercatore teatrale, attore e animatore, Mastrandrea alterna l’attività performativa a un impegno costante nei contesti di malattia e vulnerabilità, portando la teatralità – spesso attraverso il linguaggio del comico e dell’ironia – là dove il dolore rischia di diventare silenzio. Un percorso che nasce anche da un’esperienza personale con la malattia cronica e che ha trasformato il teatro in uno spazio di ascolto, condivisione e possibile sollievo.
In questa intervista ci racconta il suo modo di intendere il lavoro artistico come presenza, la relazione tra comicità e sofferenza, il ruolo dell’attore nei luoghi “inermi” della società e i progetti futuri che continuano a intrecciare scena, scrittura e impegno umano. Un dialogo che parla di teatro, ma soprattutto di persone.
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