Nel dibattito contemporaneo su innovazione, tecnologia e futuro, c’è chi prova a riportare la discussione su un terreno più profondo: quello della cultura, della storia scientifica e del ruolo della società nel governare il cambiamento. Tra queste voci spicca quella di Massimo Sideri, giornalista e direttore scientifico della Pavia Innovation Week, che da anni racconta l’innovazione non come semplice progresso tecnologico, ma come fenomeno culturale, economico e sociale.
In questa intervista Sideri riflette su una questione centrale: l’Italia è ancora capace di raccontare l’innovazione e di essere protagonista nel dibattito globale sul futuro? Il punto di partenza è un richiamo alla nostra tradizione scientifica – da Alessandro Volta a Camillo Golgi – che dimostra come il Paese abbia contribuito in modo decisivo alla costruzione delle basi della modernità tecnologica.
Ma il cuore della conversazione guarda soprattutto al presente e al domani: dal rischio di subire passivamente le scelte delle grandi piattaforme tecnologiche alla necessità di costruire un ecosistema dell’innovazione che rispetti valori, cultura e identità europee. In questo scenario, un ruolo decisivo può essere giocato anche dai territori, dalle università, dalle imprese e dai media locali, chiamati a diventare parte attiva nella costruzione di nuove comunità dell’innovazione.
Un dialogo che parte dalla Pavia Innovation Week e si allarga a una riflessione più ampia: chi racconta il futuro oggi e, soprattutto, chi lo sta davvero costruendo.
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