
Un luogo dedicato alla memoria, ma soprattutto un simbolo della ricerca della verità e della difesa della libertà di stampa. Da ieri il giardino interno del Collegio Ghislieri di Pavia porta il nome di Andy Rocchelli, il fotoreporter pavese ucciso nel maggio del 2014, a soli trent’anni, mentre documentava le conseguenze della guerra nel Donbass insieme al giornalista russo Andrej Mironov, che perse la vita nello stesso attacco.
All’ingresso del giardino una targa ricorda la figura del giovane reporter con una frase semplice ma intensa: «Fotoreporter ucciso mentre documentava il farsi della storia». Parole che racchiudono il significato della sua attività professionale e il valore del suo impegno nel raccontare i conflitti e le sofferenze delle popolazioni civili.
L’intitolazione si inserisce all’interno di un percorso più ampio promosso dal Collegio Ghislieri per mantenere viva l’attenzione sulla vicenda e sulla richiesta di verità e giustizia. Nei mesi scorsi il rettore Alessandro Maranesi ha lanciato un appello pubblico che ha raccolto circa mille adesioni, chiedendo che non si spengano i riflettori su un caso che, a distanza di dodici anni dai fatti, continua a interrogare istituzioni e opinione pubblica.
Durante la cerimonia, ospitata nell’aula magna del collegio, il rettore ha ricordato come Andy Rocchelli fosse prima di tutto un ricercatore della verità. Una ricerca che, secondo Maranesi, rappresenta un atto profondamente civile e democratico, che non può essere piegato a interessi di parte o a contrapposizioni politiche. Il suo lavoro sul campo, svolto spesso in condizioni difficili e pericolose, aveva proprio l’obiettivo di raccontare ciò che accadeva lontano dai riflettori internazionali.
Anche la vicesindaca di Pavia, Alice Moggi, ha sottolineato il valore simbolico del nuovo spazio, definendolo un luogo che invita a coltivare con coraggio e perseveranza i principi della verità e della giustizia. Un messaggio che assume un significato particolare in un contesto storico segnato da guerre, disinformazione e crescenti difficoltà per chi svolge il mestiere di giornalista nei territori di conflitto.
L’idea dell’intitolazione è nata da Giancarlo Albini, presidente della Fondazione della Comunità, che ha voluto trasformare il ricordo di Rocchelli in un gesto concreto di impegno civile. Secondo Albini, infatti, il nuovo giardino non rappresenta soltanto un omaggio commemorativo, ma una presa di posizione a favore della libertà di stampa e del diritto dei cittadini a conoscere la verità.
Tra gli ospiti intervenuti alla cerimonia vi erano anche il giornalista Michele Serra e l’ex magistrato Gherardo Colombo. Serra ha ricordato il coraggio di un giovane reporter convinto dell’importanza di essere presente nei luoghi in cui la storia si compie, per raccontarla senza filtri. Colombo ha invece richiamato il valore della memoria collettiva, sottolineando come il ricordo delle tragedie del passato rappresenti uno strumento essenziale per evitare che gli errori si ripetano.
Particolarmente toccanti le parole dei genitori di Andy, Elisa Signori e Rino Rocchelli. Entrambi hanno ribadito la volontà di continuare a cercare risposte e responsabilità per quanto accaduto nel Donbass. La madre ha espresso gratitudine nei confronti della magistratura italiana, ma ha anche sottolineato la necessità di arrivare a un pieno riconoscimento delle responsabilità. Il padre ha ricordato l’emergere, negli ultimi anni, di nuove testimonianze e informazioni che potrebbero contribuire a chiarire ulteriormente i fatti.
Il nuovo Giardino della Ricerca per Andy Rocchelli diventa così non soltanto un luogo della memoria, ma anche un richiamo permanente all’importanza della verità, della giustizia e del giornalismo libero. Un messaggio che il Collegio Ghislieri e la città di Pavia hanno scelto di affidare alle generazioni future, affinché il nome di Andy continui a rappresentare il coraggio di chi racconta la realtà anche nei momenti più difficili.