
Nel cuore di Pavia, a pochi passi dal Duomo e dalla sede centrale dell’università, si consuma una vicenda che mette a confronto il diritto all’abitare e le nuove esigenze di una città sempre più orientata ad accogliere studenti fuori sede. Protagonista della storia è Lorena Arlati, 52 anni, invalida al 100% e costretta a muoversi in sedia a rotelle, che si oppone al trasferimento dal suo appartamento di via Porta Calcinara, destinato a essere trasformato in uno studentato.
L’alloggio in cui vive rientra infatti nel progetto di “studentato diffuso” promosso da Aler, che prevede la riconversione di diversi appartamenti popolari situati in posizioni strategiche per l’università. Entro il 2028 saranno trasformati 46 alloggi per creare circa 170 posti letto destinati agli studenti, grazie a fondi del Pnrr e alla gestione affidata a un partner privato.
Per Lorena, però, il trasferimento rappresenta molto più di un semplice cambio di abitazione. La donna è seguita presso il Policlinico San Matteo e la Fondazione Maugeri e vive attualmente in una zona centrale che le consente di mantenere una rete di assistenza fondamentale. Poco distante abita infatti suo figlio, che l’ha raggiunta proprio per poterla aiutare nelle necessità quotidiane.
L’alternativa proposta da Aler si trova nel quartiere Vallone, in via Don Orione, a diversi chilometri di distanza dai luoghi di cura e dagli affetti familiari. Secondo il racconto della donna, l’appartamento avrebbe inoltre bisogno di interventi di sistemazione che dovrebbero essere sostenuti a proprie spese. Una prospettiva che Lorena considera inaccettabile, soprattutto alla luce delle sue condizioni di salute.
La donna sottolinea di aver sempre pagato regolarmente il canone di locazione e di essere ormai l’ultima residente rimasta nello storico edificio di via Porta Calcinara. Gli altri inquilini sono già stati trasferiti, alcuni dopo aver trascorso nel palazzo gran parte della propria vita. Tra loro c’è anche chi ha accettato il cambiamento pur con grande difficoltà, lasciando una casa abitata per oltre quarant’anni.
Nel frattempo, il progetto dello studentato diffuso continua a far discutere. Da un lato risponde alla crescente domanda di alloggi universitari in una città che ospita migliaia di studenti fuori sede; dall’altro solleva interrogativi sul destino degli attuali assegnatari delle case popolari e sulle modalità con cui vengono gestiti i trasferimenti.
Lorena chiede semplicemente di poter restare nella casa in cui vive, adeguandola alle sue necessità attraverso l’eliminazione delle barriere architettoniche. Ricorda che, nonostante le richieste avanzate negli anni, non sono mai stati effettuati interventi per rendere pienamente accessibile l’appartamento. Oggi teme di dover affrontare l’ennesimo trasloco, con il rischio di ritrovarsi nuovamente in una situazione di isolamento e difficoltà.
La sua vicenda è diventata il simbolo di un dibattito più ampio che riguarda il delicato equilibrio tra sviluppo urbano, diritto allo studio e tutela delle persone più fragili. Una questione che, a Pavia, continua a dividere opinione pubblica e istituzioni.