La vicenda giudiziaria legata all’inchiesta “Clean 2” registra un nuovo capitolo. La Corte d’Appello di Milano ha infatti confermato la condanna nei confronti di Antonio Scoppetta, ex carabiniere forestale ed ex componente del nucleo di polizia giudiziaria della Procura di Pavia, già condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione con rito abbreviato.
La sentenza, pronunciata nella giornata del 4 giugno, respinge il ricorso presentato dalla difesa e conferma integralmente il verdetto di primo grado relativo alle accuse di corruzione, induzione indebita e stalking. Contestualmente, i giudici hanno rigettato anche la richiesta di revoca degli arresti domiciliari, misura cautelare tuttora in vigore nei confronti dell’ex militare.
Secondo l’impianto accusatorio, Scoppetta avrebbe ricevuto favori, denaro e altre utilità in cambio di informazioni riservate su procedimenti giudiziari e della predisposizione di atti ritenuti compiacenti. Le accuse si inseriscono nel più ampio contesto investigativo dell’operazione “Clean 2”, che negli anni ha coinvolto diversi appartenenti alle forze dell’ordine e imprenditori del territorio pavese.
Nel corso dell’udienza di fine marzo, la Procura Generale aveva chiesto la conferma della condanna già pronunciata in primo grado, mentre i legali di Scoppetta avevano contestato la ricostruzione accusatoria. Dopo un rinvio per consentire ulteriori approfondimenti e repliche, la Corte ha ora confermato integralmente la sentenza.
La difesa ha espresso sorpresa per l’esito del giudizio. L’avvocato Giorgio Bertolotti ha dichiarato che il risultato è stato inatteso e che sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni prima di valutare nel dettaglio le ragioni della decisione. I legali hanno già annunciato l’intenzione di impugnare l’ordinanza relativa al mantenimento degli arresti domiciliari.
La decisione della Corte d’Appello arriva mentre si sono già conclusi i procedimenti di primo grado riguardanti altri imputati dell’inchiesta. In particolare, l’ex ufficiale dei carabinieri Maurizio Pappalardo è stato condannato a cinque anni e otto mesi per corruzione e stalking, mentre il brigadiere Daniele Ziri è stato assolto dalle accuse di induzione indebita.
Resta ora da attendere il deposito delle motivazioni della sentenza d’appello, passaggio fondamentale per comprendere le valutazioni del collegio giudicante e per definire le prossime mosse della difesa. Un pronunciamento che potrebbe avere riflessi anche sugli altri filoni giudiziari collegati all’inchiesta che negli ultimi anni ha segnato una delle più rilevanti vicende giudiziarie della provincia di Pavia.