
Continua a far discutere a Pavia il progetto avviato da Aler per la riconversione di 46 alloggi popolari in uno studentato diffuso da 170 posti letto. Un intervento che prevede il trasferimento degli inquilini attualmente presenti in altre sistemazioni e che ha suscitato perplessità e critiche da parte di diversi esponenti del territorio. Tra questi anche l’assessore comunale alla Casa, Francesco Brendolise, che ha espresso una netta contrarietà rispetto alla scelta dell’azienda per l’edilizia residenziale pubblica.
Secondo Brendolise, il progetto rischia di aggravare una situazione abitativa già particolarmente delicata. In una città dove il tema della casa è sempre più centrale e dove si contano centinaia di alloggi popolari sfitti, la trasformazione di appartamenti destinati alle famiglie in residenze per studenti viene considerata una decisione poco lungimirante.
L’assessore sottolinea come la realizzazione di nuovi studentati sia certamente importante per rispondere alle esigenze della popolazione universitaria, ma ritiene che tali interventi non debbano avvenire a discapito delle famiglie. Al contrario, secondo la sua visione, nuove strutture dedicate agli studenti dovrebbero contribuire a liberare ulteriori alloggi destinati all’edilizia residenziale, aumentando così l’offerta per chi è in difficoltà.
Brendolise richiama inoltre l’attenzione sulla crescente emergenza abitativa che coinvolge non soltanto le fasce economicamente più fragili, ma anche molte persone che, pur non avendo i requisiti per accedere alle case popolari, faticano a sostenere il costo degli affitti e delle spese quotidiane. Una realtà che, a suo giudizio, richiederebbe politiche capaci di ampliare le opportunità abitative piuttosto che ridurle.
L’assessore punta il dito anche contro gli indirizzi regionali che avrebbero favorito questa operazione, ritenendo che la decisione non tenga sufficientemente conto delle esigenze specifiche del territorio pavese. Pur riconoscendo che il Comune non ha competenza diretta sulle scelte di Aler, evidenzia come l’orientamento dell’amministrazione sarebbe stato diverso qualora avesse potuto incidere sul progetto.
Tra le preoccupazioni espresse vi è anche il timore che, una volta trasformati in studentato, questi appartamenti non tornino più alla loro destinazione originaria di edilizia pubblica per le famiglie, riducendo in modo permanente il patrimonio abitativo disponibile.
La questione si inserisce in un dibattito più ampio sul caro affitti che da alcuni anni interessa Pavia, seguendo una tendenza già evidente in grandi centri universitari come Milano e Firenze. Sul tema è intervenuto recentemente anche il vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti, che ha invitato istituzioni ed enti pubblici e privati a mantenere un equilibrio tra le esigenze degli studenti e quelle delle famiglie, entrambe alle prese con un mercato immobiliare sempre più difficile.
L’amministrazione comunale rivendica intanto le misure adottate per affrontare il problema abitativo. Tra queste figura il nuovo Piano Casa, che prevede per le aree di trasformazione urbanistica una quota aggiuntiva del 20 per cento destinata all’edilizia convenzionata. Uno strumento che punta ad aumentare l’offerta di abitazioni a prezzi più accessibili e a fornire una risposta concreta alle esigenze di una città in continua evoluzione.