Cronaca

“Sistema Pavia”, nessuna prova contro l’ex procuratore Mario Venditti: si va verso l’archiviazione

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Potrebbe chiudersi senza conseguenze giudiziarie la posizione dell’ex procuratore capo di Pavia Mario Venditti nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Pavia”, il presunto intreccio di rapporti corruttivi e abusi di potere che negli ultimi mesi aveva coinvolto magistrati, professionisti e appartenenti alle forze dell’ordine. Le indagini condotte da Carabinieri e Guardia di Finanza su delega della Procura di Brescia avrebbero infatti escluso elementi concreti a carico dell’ex magistrato.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, non sarebbero state trovate prove in grado di dimostrare che Venditti abbia partecipato a dinamiche corruttive o che abbia ricevuto utilità dalla famiglia Sempio in relazione alle vicende giudiziarie legate al delitto di Garlasco. Una conclusione che apre ora la strada a una possibile archiviazione della sua posizione.
L’ex procuratore era finito sotto la lente degli investigatori nella primavera dello scorso anno, quando la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi aveva portato gli inquirenti a riesaminare una serie di rapporti e circostanze ritenuti meritevoli di approfondimento. Da un iniziale collegamento con la posizione di Andrea Sempio, gli accertamenti si erano poi allargati fino a delineare il presunto “Sistema Pavia”, un quadro investigativo molto più ampio che ipotizzava favori, scambi di utilità e utilizzi impropri di risorse pubbliche.
Le accuse contestate a Venditti erano particolarmente pesanti. La Procura di Brescia aveva ipotizzato il reato di corruzione in atti giudiziari, sostenendo la necessità di verificare eventuali rapporti privilegiati con imprenditori e fornitori di servizi legati all’attività giudiziaria. Nel fascicolo comparivano anche contestazioni relative a un presunto utilizzo improprio di fondi e mezzi pubblici, con un danno economico quantificato in circa 750 mila euro.
Tuttavia, le verifiche effettuate nelle ultime settimane non avrebbero confermato tali ipotesi. Gli investigatori non avrebbero trovato riscontri oggettivi capaci di sostenere le accuse nei confronti dell’ex procuratore, che potrebbe quindi uscire definitivamente dall’inchiesta.
Uno degli aspetti più delicati riguardava il collegamento tra Venditti e Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato nell’ambito degli sviluppi sul caso Garlasco. I magistrati bresciani avevano cercato di accertare se Giuseppe Sempio avesse corrotto l’allora procuratore per favorire l’archiviazione della posizione del figlio nel 2017.
Al centro delle verifiche era finito anche il noto appunto sequestrato durante una perquisizione, il cosiddetto “pizzino” con il riferimento a Venditti e a una somma di denaro. Per gli investigatori rappresentava un elemento da approfondire, mentre la difesa della famiglia Sempio ha sempre sostenuto che si trattasse semplicemente di una nota relativa al ritiro di un provvedimento giudiziario.
Fin dall’inizio, inoltre, la difesa di Venditti aveva ribadito che l’archiviazione di Andrea Sempio non fosse il risultato di pressioni o favoritismi, ma una decisione imposta dal quadro giuridico dell’epoca e da precedenti pronunce della Corte di Cassazione.
Mentre per l’ex procuratore il capitolo sembra destinato a chiudersi, le indagini sul “Sistema Pavia” proseguono nei confronti di altri soggetti coinvolti. Alcune posizioni, secondo indiscrezioni investigative, si sarebbero anzi aggravate nel corso degli accertamenti. Con l’uscita di scena di Venditti, il fascicolo potrebbe ora tornare da Brescia a Pavia per consentire la prosecuzione delle verifiche ancora aperte su uno dei filoni giudiziari più discussi degli ultimi anni.