
Tra le colline dell’Appennino lombardo sta prendendo forma una trasformazione che punta a cambiare il destino di un intero territorio. L’Alto Oltrepò Pavese, spesso percepito come marginale o legato esclusivamente al passato, diventa oggi il laboratorio di un progetto ambizioso promosso da Regione Lombardia. Con un investimento complessivo di circa 14 milioni di euro, l’obiettivo è chiaro: contrastare lo spopolamento e costruire una “Smart Land” capace di coniugare innovazione, sostenibilità e qualità della vita.
Il progetto, denominato “Oltrepò Pavese Smart Land”, non si limita a una visione teorica, ma si traduce in interventi concreti che puntano a valorizzare le risorse locali. A illustrarne i contenuti sono stati il presidente Attilio Fontana e l’assessore Massimo Sertori durante una tappa del tour istituzionale “Lombardia Autentica”, che ha coinvolto diversi comuni del territorio. Un momento di confronto importante, che ha visto la partecipazione anche di amministratori locali e rappresentanti istituzionali.
Il cuore della strategia è rappresentato da progetti ad alto impatto, pensati per rendere il territorio più attrattivo sia per i residenti sia per i visitatori. Tra questi spicca la trasformazione del campo comunale di Montesegale nel primo Centro Federale Regionale di tiro con l’arco della Lombardia. Un’iniziativa che punta a creare un polo sportivo di eccellenza, capace di richiamare appassionati e competizioni a livello nazionale.
Accanto allo sport, grande attenzione è riservata alla valorizzazione culturale e ambientale. Nell’area di Guardamonte, tra Cecima e Ponte Nizza, sorgerà infatti un Parco Archeo-Astronomico. Un progetto che unisce storia e osservazione del cielo, intercettando una crescente domanda di turismo esperienziale e sostenibile, sempre più attento alla natura e alla conoscenza.
Per sostenere questa trasformazione, la Regione ha messo in campo un importante pacchetto di risorse. I fondi provengono in gran parte dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, affiancati da stanziamenti regionali, dal Fondo Sociale Europeo Plus e da risorse nazionali. Non si tratta solo di investimenti infrastrutturali, ma anche di un piano che guarda al futuro occupazionale del territorio.
Una parte significativa delle risorse sarà infatti destinata alla formazione professionale, con percorsi dedicati ai settori turistico, termale e sportivo. L’obiettivo è creare competenze locali e favorire nuove opportunità di lavoro, evitando che i giovani siano costretti a lasciare questi borghi per cercare occupazione altrove.
Il progetto coinvolge un’area vasta composta da 18 comuni, con Varzi come capofila, e rappresenta un modello di governance innovativo. Come sottolineato da Sertori, si supera la logica dei singoli enti per adottare una visione condivisa, capace di affrontare in modo più efficace le fragilità delle aree interne.
Anche Elena Lucchini ha evidenziato il valore di questa rete territoriale, definendo l’Oltrepò uno “scrigno di tesori” che può rinascere solo attraverso un sistema integrato di servizi e opportunità. Un concetto che si riflette anche nelle parole del presidente Fontana, che ha ribadito l’importanza di trasformare i bisogni locali in progetti concreti.
Le direttrici di sviluppo sono chiare: turismo sostenibile, valorizzazione culturale e rafforzamento del welfare di comunità. Tre pilastri su cui costruire un futuro diverso per questi territori, puntando sulla tutela del paesaggio, sulla rete dei beni storici e su servizi più efficienti per i cittadini.
In questo scenario, l’Oltrepò Pavese non è più solo una terra di tradizioni, ma un luogo in cui innovazione e identità possono convivere. Un territorio che prova a reinventarsi, trasformando le proprie fragilità in opportunità e guardando al futuro con una nuova consapevolezza.