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“Waterfront” di Pavia, frenata sul rilancio tra gare deserte e nuovi interrogativi

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Il progetto di rilancio del waterfront cittadino segna una battuta d’arresto. A Pavia, la Strategia Urbana Sostenibile “Pavia Città d’Acqua” si trova oggi a fare i conti con un ostacolo imprevisto che rallenta uno dei piani più ambiziosi di riqualificazione urbana degli ultimi anni.

Al centro dello stop ci sono due interventi chiave destinati a ridisegnare il rapporto tra la città e il fiume Ticino: la riqualificazione della piscina di piazzale Europa e il recupero dell’area del Molinazzo. Due progetti strategici che avrebbero dovuto rappresentare il cuore pulsante del nuovo volto urbano lungo il fiume.

Per quanto riguarda la piscina scoperta, chiusa ormai dal 2009, il piano prevedeva un intervento inserito nel Lotto 1 del “Nuovo Parco dell’Idrovolante”. L’idea era quella di affidare la gestione a un partenariato pubblico-privato, una formula pensata per garantire maggiore efficienza e sostenibilità economica. Tuttavia, alla scadenza del bando, nonostante una proroga concessa per favorire la partecipazione, è arrivata una sola proposta.

Una partecipazione già limitata che si è poi rivelata insufficiente. L’operatore economico, infatti, non ha completato la procedura richiesta, non rispondendo al soccorso istruttorio per integrare la documentazione mancante. Una mancanza che ha costretto il Responsabile Unico del Procedimento a escludere l’unico concorrente, rendendo impossibile procedere con l’aggiudicazione.

Non migliore è la situazione del cosiddetto “Nuovo Molinazzo”, un’area con grandi potenzialità che avrebbe dovuto trasformarsi in un polo dedicato all’accoglienza turistica, all’hostelleria e alla ristorazione. Anche in questo caso, il percorso si è arenato: il terzo avviso pubblico consecutivo per individuare un partner privato si è concluso senza esito.

Il fallimento ripetuto delle procedure evidenzia una criticità strutturale: la difficoltà di attrarre investitori privati disposti a impegnarsi in progetti complessi, nonostante la presenza di finanziamenti europei e regionali già stanziati. Un paradosso che mette in luce quanto sia delicato l’equilibrio tra ambizione progettuale e sostenibilità economica.

L’amministrazione comunale si trova ora davanti a una fase decisiva. Da un lato c’è la necessità di non perdere le risorse disponibili, dall’altro quella di ripensare le modalità di intervento per rendere i progetti più attrattivi e realizzabili.

Il rischio, infatti, è che aree strategiche per lo sviluppo urbano restino ancora a lungo inutilizzate, continuando a rappresentare spazi degradati invece che opportunità di crescita. La sfida sarà quella di trovare nuove soluzioni, magari rivedendo i modelli di partenariato o semplificando le procedure.

Il waterfront pavese resta comunque un nodo centrale per il futuro della città. La sua valorizzazione potrebbe rafforzare l’identità di Pavia come “città d’acqua”, capace di coniugare ambiente, turismo e qualità della vita.

Ma per trasformare questa visione in realtà servirà un cambio di passo. Perché il tempo dei progetti, da solo, non basta più: ora è necessario renderli concretamente realizzabili.