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Fondazione Mondino IRCCS,Microbioma intestinale, una nuova frontiera per prevedere il Parkinson

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Un importante studio internazionale pubblicato su Nature Medicine apre scenari innovativi nella lotta contro il Malattia di Parkinson, suggerendo che la diagnosi precoce potrebbe passare dall’intestino. La ricerca dimostra infatti che alterazioni del microbioma intestinale possono rappresentare segnali anticipatori della malattia, anche prima della comparsa dei sintomi clinici.

Si tratta di un passo avanti significativo, perché consente di individuare soggetti a rischio in una fase estremamente precoce, quando eventuali interventi preventivi potrebbero essere più efficaci. Il microbioma, ovvero l’insieme dei microrganismi presenti nell’intestino, si conferma così un elemento chiave per comprendere i meccanismi alla base di diverse patologie neurodegenerative.

Il lavoro rientra nel progetto internazionale “Parkinson Microbioma”, sostenuto da importanti enti di ricerca e coordinato dal professor Anthony Schapira dell’University College London. Il consorzio coinvolge istituzioni di primo piano come il DZNE e l’INRAE.

Anche l’Italia ha avuto un ruolo di rilievo grazie al contributo della Fondazione Mondino IRCCS, dove lo studio è stato condotto sotto la guida del professor Fabio Blandini e con il coordinamento clinico della dottoressa Micol Avenali.

I risultati evidenziano che specifiche modifiche del microbioma possono indicare un rischio aumentato di sviluppare il Parkinson sia nei soggetti con predisposizione genetica, come quelli con varianti del gene GBA1, sia nella popolazione generale. Questo amplia notevolmente le possibilità di utilizzo di tali marcatori nella pratica clinica.

L’aspetto più innovativo riguarda la fase pre-sintomatica della malattia, un periodo finora difficile da intercettare. Riuscire a individuare segnali precoci significa poter immaginare strategie di prevenzione mirate, intervenendo prima che il danno neurologico diventi evidente.

Le prospettive future puntano proprio su questo: sviluppare terapie e approcci preventivi che agiscano sull’intestino, modificando il microbioma per rallentare o evitare l’insorgenza della patologia. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dal cervello all’asse intestino-cervello.

Questa scoperta rappresenta quindi un traguardo importante per la ricerca scientifica e offre nuove speranze nella gestione del Parkinson. Sebbene siano necessari ulteriori studi per tradurre questi risultati in applicazioni concrete, il microbioma si candida a diventare uno strumento fondamentale nella medicina del futuro.