Cronaca

La Procura di Pavia chiude le indagini su Clean 3

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La Procura della Repubblica di Pavia ha chiuso le indagini preliminari sull’operazione Clean 3, nuovo capitolo di un’inchiesta che da anni scuote il settore dei controlli nei cantieri edili.
Al centro dell’indagine vi sono presunti episodi di corruzione, ricatti e abusi di potere che coinvolgerebbero funzionari pubblici e imprenditori.
Gli indagati sono otto, tra cui quattro carabinieri, un dirigente dell’Ats e alcuni imprenditori locali.
Il comunicato ufficiale porta la firma del procuratore Fabio Napoleone.

L’inchiesta si inserisce nel solco delle precedenti operazioni Clean 1 e Clean 2, già sfociate in arresti e condanne.
Questi filoni avevano evidenziato un sistema diffuso di illeciti nella gestione dei controlli amministrativi.
Il nuovo sviluppo investigativo punta a chiarire ulteriori responsabilità e dinamiche corruttive.

Figura centrale è un brigadiere dei carabinieri, già coinvolto in precedenti vicende giudiziarie.
Secondo l’accusa, avrebbe trasformato le ispezioni nei cantieri in strumenti di pressione e profitto personale.
Le contestazioni parlano di richieste di denaro e favori in cambio di trattamenti più favorevoli.

Gli imprenditori, stando agli inquirenti, sarebbero stati sottoposti a un clima di intimidazione.
Frasi minacciose e prospettive di blocchi lavorativi avrebbero indotto alcuni a cedere alle richieste.
Le testimonianze raccolte confermerebbero un sistema di pressioni reiterate nel tempo.

Emergono anche ipotesi di protezione verso imprenditori ritenuti “amici”.
Questi avrebbero ricevuto informazioni anticipate sui controlli per evitare sanzioni.
In alcuni casi sarebbero stati prodotti documenti falsi per simulare pagamenti mai effettuati.

Le indagini evidenziano inoltre possibili interferenze nelle attività giudiziarie.
Si parla di fascicoli scomparsi, segreti d’ufficio rivelati e omissioni nelle segnalazioni.
Altri carabinieri e un dirigente pubblico sarebbero coinvolti a vario titolo.

Tra gli indagati figura anche l’ex presidente dell’Ance di Pavia, Alberto Righini.
Secondo l’accusa, avrebbe offerto benefici economici in cambio di informazioni riservate.
Tali vantaggi avrebbero permesso di orientare controlli e favorire interessi specifici.

Un ulteriore episodio riguarda un imprenditore che avrebbe denunciato un tentativo di concussione.
La richiesta di denaro sarebbe stata accompagnata dalla minaccia di blocchi prolungati dei lavori.
Nello stesso contesto sarebbe stato falsificato un verbale ispettivo.

Infine, l’indagine tocca anche un caso legato a una procedura di sfratto.
Un carabiniere avrebbe promesso di accelerare l’iter in cambio di denaro, coinvolgendo terzi per fare pressione.
Le indagini, durate oltre due anni, si sono basate su intercettazioni, documenti e testimonianze.