Cronaca

Garlasco, nessuna traccia di soldi sui conti di Venditti. La difesa ricorre al Riesame

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Nessuna movimentazione sospetta sui conti correnti dell’ex procuratore capo di Pavia, Mario Venditti, oggi direttore del Casinò di Campione d’Italia e indagato dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari. A ribadirlo è il suo legale, l’avvocato Domenico Aiello, che annuncia ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere l’annullamento del decreto di perquisizione e sequestro eseguito la scorsa settimana e per accedere integralmente agli atti.

“Accertamenti bancari negativi”

«Gli accertamenti bancari effettuati nei mesi scorsi nei confronti di Venditti hanno dato esito negativo – sottolinea Aiello – altrimenti lo avremmo trovato valorizzato nel decreto di perquisizione». Secondo la difesa, quindi, non vi sarebbe alcuna traccia di transazioni riconducibili a presunte tangenti.

L’ex magistrato è finito sotto indagine perché avrebbe favorito nel 2017 l’archiviazione di Andrea Sempio, ora di nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.

L’ipotesi dell’accusa

La Procura di Brescia sostiene invece che tra i familiari di Sempio – non indagati – e Venditti vi siano stati movimenti di denaro sospetti, quantificati in una somma tra i 20 e i 30 mila euro. Un pagamento che, secondo l’accusa, sarebbe servito a ottenere l’archiviazione. I Sempio, dal canto loro, parlano di contanti prelevati solo per coprire spese legali.

Il decreto di perquisizione, che ha interessato anche Andrea, Ivana, Patrizio e Silvia Maria Sempio, oltre a Daniela Ferrari, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, ha disposto controlli personali, informatici e su dispositivi elettronici.

Ricorso al Riesame

La difesa di Venditti ritiene il provvedimento privo di fondamento e intende impugnarlo davanti al Tribunale del Riesame, chiedendo chiarezza sugli elementi d’accusa raccolti dai magistrati bresciani.

I riflessi sul caso Stasi

La nuova indagine, che si intreccia con la vicenda giudiziaria di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto, suscita stupore tra i consulenti della difesa. «Le notizie uscite ci stupiscono non poco, è un passaggio clamoroso – commenta all’AGI il genetista Ugo Ricci –. Evidentemente la Procura di Brescia ha molte cose che sta tirando fuori poco alla volta».

Il procedimento sul delitto di Garlasco resta dunque aperto a sviluppi inattesi, con un maxi incidente probatorio sul Dna già autorizzato e un quadro che si complica ulteriormente a 18 anni di distanza dal delitto.