Al Teatro Fraschini, apertura della Pavia Innovation Week 2026, è andata in scena una serata suggestiva e densa di significato dell’intero programma: “Matematica e musica: il dialogo tra i due linguaggi universali”, introdotta e guidata da Massimo Sideri.
Una serata costruita come un viaggio narrativo e culturale, capace di intrecciare storie, intuizioni e visioni, dimostrando come arte e scienza non siano mondi separati, ma profondamente connessi.
Le storie che uniscono mondi diversi
Sideri ha aperto l’incontro con una domanda semplice quanto potente: cosa accade quando mettiamo insieme musica e scienza?
La risposta è arrivata attraverso una serie di racconti emblematici.
Il primo è quello dell’incontro tra Albert Einstein e Charlie Chaplin, simbolo perfetto dell’incrocio tra genio scientifico e sensibilità artistica. Due linguaggi diversi, ma entrambi capaci di parlare all’umanità intera.
Poi il salto al 1919: un uomo osserva la società moderna diventare meccanica, quasi automatizzata. Da quella visione nascerà il concetto di “robot”, prima come suggestione letteraria e teatrale, poi come immaginario fantascientifico e infine come realtà tecnologica. Un percorso che anticipa il nostro presente.
Calvino, Pavia e l’intuizione dell’intelligenza artificiale
Non poteva mancare Italo Calvino, legato a doppio filo a Pavia. Sideri ha ricordato come la madre, Eva Mameli, insegnasse proprio all’Università pavese: un legame che, simbolicamente, restituisce alla città un ruolo nella formazione di uno dei più grandi intellettuali del Novecento.
Ma il passaggio più potente è stato quello sulle Lezioni americane: Calvino aveva già immaginato un mondo in cui macchine capaci di imitare lo stile degli scrittori sarebbero diventate realtà. Oggi, quel futuro ha un nome preciso: intelligenza artificiale generativa.
Un’intuizione che, riletta oggi, suona quasi profetica.
Il 1906: quando scienza e letteratura vincono insieme
Sideri ha poi ampliato il racconto evocando il 1906, anno straordinario in cui convivono due figure simbolo: Giosuè Carducci e Camillo Golgi. Letteratura e scienza, ancora una volta, unite nello stesso orizzonte culturale.
Un passaggio rafforzato anche da un momento visivo dedicato a Golgi e a Alessandro Volta, in cui la narrazione si è intrecciata con strumenti contemporanei, inclusa l’intelligenza artificiale.
I compositori come innovatori
La riflessione si è poi spostata sulla musica: non erano forse innovatori anche i compositori?
Una lettura critica di Ludwig van Beethoven ha aperto il passaggio verso il cuore musicale della serata, mostrando come anche la composizione sia un atto di ricerca, sperimentazione e rottura degli schemi.
La musica dal vivo: Bach come linguaggio universale
Sul palco, i maestri Ramin Bahrami e Alessandro Quarta hanno dato forma sonora a questo dialogo con le sonate di Johann Sebastian Bach, dimostrando come la musica sia una struttura matematica resa emozione.
Le esecuzioni – dalla Sonata n.1 in si minore alla Partita n.1 fino alla Sonata n.4 – hanno scandito la serata come veri e propri momenti di riflessione musicale, capaci di dialogare con le parole e i concetti.
Dall’AI alla fisica delle particelle
Il confronto si è poi spostato sul presente e sul futuro con l’intervento di Giorgio Metta, che ha introdotto il contributo di Geoffrey Hinton, figura chiave nello sviluppo dell’intelligenza artificiale contemporanea.
A seguire, l’ingresso di Fabiola Gianotti ha portato il pubblico dentro l’esperienza del CERN: dalla scoperta scientifica al percorso umano che conduce a diventare scienziati.
Diplomazia della musica e della scienza
Uno dei momenti più intensi è stato l’intervento finale di Bahrami, che ha richiamato il valore della musica come strumento di dialogo tra culture, con un riferimento all’Iran e un appello alla diplomazia scientifica e culturale.
La chiusura, ancora affidata a Bach, ha suggellato il senso profondo della serata: musica e matematica non sono solo linguaggi universali, ma strumenti per comprendere il mondo e, forse, per renderlo migliore.
Un messaggio chiaro: il futuro nasce dall’incontro
La lezione che arriva dal Fraschini è netta: le grandi innovazioni nascono sempre dall’incontro tra discipline.
Dalla letteratura alla fisica, dalla musica all’intelligenza artificiale, il filo rosso è uno solo: la capacità umana di mettere in relazione saperi diversi per immaginare il futuro.
Ed è proprio questo, in fondo, il cuore della Pavia Innovation Week.
